di Beatrice Mele
Paternal Leave è un film del 2025 scritto e diretto da Alyssa Jung, attrice e regista tedesca. Attualmente disponibile sulla piattaforma Now Tv, il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Berlino 2025.

1.paternal leave: una duplice paternità
Il titolo Paternal Leave significa letteralmente “congedo parentale“. Secondo la legge, il congedo parentale è il periodo di tempo in cui il genitore si può astenere, in maniera facoltativa dal lavoro, per prendersi cura del proprio figlio/figlia.
Alissa Jung proietta sullo schermo la costruzione di un rapporto padre figlia, che fa molta fatica a sbocciare. Il personaggio maschile principale, Paolo, interpretato da un turbolento Luca Marinelli, è un uomo solo che aspira a diventare un buon padre prima per la figlia, poi per la comunità di giovani con cui lavora.

Pietro si presenta come un uomo affidabile e generoso. Tutto questo confluisce nel lavoro che svolge, di fatti proprio all’inizio del film, si scopre come il suo lavoro è quello di riuscire ad avvicinare i ragazzi e le ragazze in difficoltà al mondo del surf, dando loro un hobby e nuovi strumenti per vivere la propria vita, proponendosi come un padre putativo.
Il film promuove una genitorialità intima, emotiva, fatta di scontri e incontri costruendo così una riflessione profonda sulla genitorialità, sul ruolo del padre e ciò che questo comporta.
2. il viaggio di Leo
Ad aprire la pellicola è il personaggio di Leo, interpretata da Juli Grabenhenrich che debutta in maniera magistrale. Cittadina tedesca che parte alla ricerca del padre biologico mai conosciuto. Riesce ad arrivare a lui attraverso un’intervista di cui suo padre Paolo è protagonista.
Leo, spinta da una forte rabbia e insoddisfazione, in seguito ad una probabile lite che ha avuto con sua madre Anna, in merito proprio al padre (questa cosa non è certa ma le conversazioni telefoniche e l’atteggiamento di Leo testimoniamo un probabile litigio e la successiva realizzazione di lei rispetto a chi fosse suo padre), arriva in Italia carica di domande e rabbia.

Il viaggio della protagonista è un viaggio fisico. Assistiamo al suo tragitto in treno fin sulle coste della Romagna. Il suo non è un atto di ribellione, è al contrario, un atto di coraggio che la spinge a volersi confrontare con la figura che l’ha abbandonata. Leo vuol conoscere e fronteggiare colui che non l’ha mai rintracciata.
Si fa carico quindi di ricongiungere ciò che è stato spezzato non per sua volontà ma dai suoi genitori. Nel momento in cui entra nell’abitazione di Pietro, Leo assume un approccio maturo e distaccato. E, come se si trattasse di uno studio antropologico, con quadernino e telefono per registrare alla mano, inizia a fare diverse domande, con lo scopo di conoscere il padre per valutare le sue scelte e la sua persona.

Leo rappresenta ciò che resta e non dimentica, ciò che affronta e contrasta. Tutto questo riflette anche all’esterno, nel modo in cui la Jung fa apparire la protagonista, indipendente, di carattere a volte brutale ma pur sempre una figlia alla ricerca di risposte e bisognosa di sentirsi amata.
3. il padre: tra ruoli e costrutti sociali
La Jung costruisci il ruolo del padre in maniera delicata. Il personaggio di Pietro è un uomo apparentemente solo, che ha scelto quella condizione senza lamentarsi. Il suo lavoro è quello di insegnare surf sulle coste romagnole occupandosi anche, durante la stagione estiva, del bar sulla spiaggia.
Al contrario di Leo, Pietro ricorda ma reprime la memoria perché incapace di venire a patti con i propri errori. Potremmo quindi affermare che Pietro ha poco accesso alla propria emotività, perché ne ha paura e perché probabilmente nessuno gli ha insegnato a farlo. Ma ciò lo rende un cattivo padre?

Il film mette in luce questa riscoperta emotiva e sensoriale del protagonista che si applica anche nel rapporto che Pietro cerca di costruire con la seconda figlia, Emilia, più piccola di Leo con cui ha la possibilità di ricominciare, ma è davvero un buon inizio se non ha davvero compreso cosa significa essere un padre?
Una diversa rappresentazione del maschile viene rappresentato da Edoardo. Si tratta di un personaggio un po’ marginale ma che rappresenta una controparte importante, una sensibilità maschile più sentita. Edoardo vive con un padre violento che giudica il figlio come non abbastanza uomo perché omosessuale e perché piange spesso.

Il rapporto che crea con Leo è genuino e profondo frutto, non soltanto dalla giovane età di entrambi, ma dalla capacità di connettersi sul fronte emotivo e relazionale in merito anche al rapporto complesso che entrambi hanno con la figura genitoriale di riferimento.
4. LA GENITORIALITà E IL CINEMA
Per secoli l’emotività era una propensione legata all’immaginario femminile. Il sentire, avere accesso alle proprie emozioni, veniva e viene considerato ad oggi poco importante nel processo di crescita e di formazione. L’educazione emotiva e sentimentale è avvenuta e, in alcuni casi, in maniera diversa per gli uomini e le donne.
Negli ultimi anni il cinema, attraverso alcuni film, ha scardinato questa visione circa l’educazione sentimentale genitoriale raccontando relazioni madre figlio/a con una capacità nuova, più umana, sensibile e profonda.


Mi riferisco nello specifico a film come After Sun di Charlotte Welles (2022), la Figlia Oscura di Maggie Gyllenhaal (2021), Tre ciotole di Isabel Coixet (2025), che con le loro storie hanno abituato e spinto il pubblico, alla ricerca di nuovi modi di rappresentazione e di dialogo in merito a tematiche di grande importanza a livello sociale, fornendo punti di vista condivisibili ed educativi.
5. il tema dell’incomunicabilità
Lungo la narrazione di Paternal Leave, ci sono degli elementi che in maniera molto forte, rappresentano quella che è l’incomunicabilità dei protagonisti. Prima di tutto c’è la barriera linguistica che divide i due. Su di un piano più pratico e esplicito, questa difficile comunicazione, si proietta nella loro relazione.
Questa incomunicabilità è sicuramente anche emotiva e culturale. Pietro e Leo non si confrontano solo come padre e figlia, ma anche come due generazioni e luoghi identitari a confronto: da un lato abbiamo una estrema indipendenza e responsabilità che Leo ha acquisito probabilmente per necessità dato che vive in una città con sua madre e quest’ultima è oberata di lavoro.

Dall’alto lato abbiamo Pietro che isolatosi sulla spiaggia romagnola, conduce quasi una vita da eremita. Quando si apre agli altri, lo fa con ferocia e difficoltà, non riuscendo anche quando i suoi obbiettivi sono nobili come per esempio quando si parla della relazione con Emilia e sua madre.
6. IL RUOLO SIMBOLICO DELLA NATURA E DEGLI ANIMALI
Il film non è molto lungo ma può risultare abbastanza lento. Questo calmo progredire non è un qualcosa di negativo in questo caso. Nonostante l’arco di tempo, all’interno del quale avvengono gli avvenimenti (tre giorni), la narrazione si prende il suo tempo per espandersi e per dar modo ai protagonisti di cucire la tela del loro rapporto che molto spesso viene disfatta con rabbia.
Tutto questo è parte integrante con la cornice ambientale in cui si sviluppa la storia: le coste romagnole deserte e desolate si fanno sfondo di scontri. La natura circostante non è muta, dialoga con la storia attraverso la natura e gli animali.

Il surf in mare diventa luogo d’incontro tra padre e figlia. La presenza costante e la finale e successiva sepoltura di un fenicottero, propongono una metafora su quelle che sono le relazioni. Nell’immaginario comune i fenicotteri sono animali legati all’eleganza all’armonia, ma simboleggiano anche l’amore, l’affetto e le relazioni in generale.
Il finale di Paternal Leave resta aperto. Resta allo spettatore o alla spettatrice trarre le proprie conclusioni. Di una cosa siamo certi, Leo arriva dal padre Pietro per conoscerlo ma alla fine forse è lui che finisce per conoscere se stesso.
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