Il grande gioco: prima e dopo Milano Cortina

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Il Grande Gioco - Locandina di presentazione

di Santa Madre Rabbia

Il grande gioco. Milano Cortina: il rovescio delle medaglie è il documentario che dà voce alla massa critica nata attorno ai giochi olimpici e paralimpici 2026. Autofinanziato e autogestito, il film è stato un «laboratorio collettivo» durato circa due anni, prodotto dal Laboratorio Off Topic e dal CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi.

'El Signurun de Milan' nel quartiere corvetto in un frame del documentario
‘El Signurun de Milan’ nel quartiere corvetto in un frame del documentario

 

Round 1

Non solo impatto ambientale ed economico: il film apre una finestra sulle ripercussioni sociali che le olimpiadi hanno, e avranno, sulla città di Milano. Lo vediamo nel primo dei tre atti in cui si articola il girato, il Round 1: Milano è bella ma non ci vivrai.

Protagonista del primo round è uno dei più grandi quartieri popolari di Milano, il Corvetto, con le persone che lo attraversano ogni giorno. «Stanno cancellando tanti punti di riferimento per noi del quartiere. Eh, stanno cacciando via tutti. Ma chiaramente è un’operazione commerciale, come è successo in tante altre zone…» dice uno dei residenti. «E la gente come me dove va a finire?», s’interroga un anziano. La presenza di immobiliaristi che a Milano ‘rimodellano’ le case, da cui poi traggono enormi profitti, infatti, spinge gli affitti alle stelle.

A ridosso del quartiere Corvetto è sorto il villaggio olimpico, un’opera da 140 milioni di euro, che alla fine dei giochi «diventerà uno studentato, largamente finanziato con soldi pubblici. Alla fine, quando ospiterà i suoi 1800 studenti, avrà dei prezzi che oscilleranno tra gli 800€ in stanza doppia e più di 1000€ in stanza privata, con punte di 1500€», afferma Lucia Tozzi, giornalista e studiosa di politiche urbane. Accompagnando un gruppo di persone in una sorta di tour ‘anti-olimpico’, Tozzi mostra la gentrificazione in atto in «uno dei più grandi quartieri di case popolari di Milano». Un processo che, lentamente, porterà all’espulsione dellə abitanti del quartiere.

Il villaggio olimpico di Milano si staglia su un cielo azzurro in un frame del film.
Il villaggio olimpico di Milano si staglia su un cielo azzurro in un frame del film

 

Il tour di Milano è accolto da una fotografia dalle luci chiare, bianco-grigie, con cieli azzurri che raccontano una città luminosa, lontana dal grigiore cupo a cui siamo abituatə.

Round 2

Una città in cui delle alternative sono ancora immaginabili. Il secondo round, Le utopiadi dello sport popolare, racconta i giochi popolari organizzati nell’ottobre del 2024 all’ex stadio del ghiaccio Agorà. Qui, per tre giorni, sportiv* di ogni categoria si sono riappropriat* di un edificio pubblico dismesso, rivendicando i diritti alla casa e allo sport non elitario per tutt*.

La grande partita che si gioca in questo round, infatti, è quella del patrimonio sportivo pubblico contro il privato. «Nella città che non trova i fondi per le piscine, per il carraro, per il 25 aprile, o per l’arena civica, 7 milioni e 300 mila euro a servizio di questo palazzetto privato che per fare l’hokey avrà bisogno delle deroghe della prefettura, si sono trovati nottetempo senza alcuna difficoltà», spiega Duccio Facchini, giornalista e direttore di Altreconomia.

Eppure, chi vive la città non si arrende. «In questo match vince lo sport popolare!» è il verdetto che sentiamo ripetere alla fine degli incontri che si tengono nei tre giorni. “Utopiadi” «perché l’utopia è un luogo che non esiste ancora, ma che possiamo e dobbiamo costruire tutt* insieme».

Piscina comunale di Milano abbandonata
Piscina comunale di Milano abbandonata

 

Ne Il grande gioco è centrale quindi la critica al modello socio-economico che le Olimpiadi attuano e riproducono. «È legittimo destinare risorse pubbliche così ingenti a strutture pensate per un utilizzo effimero, che una volta spenti i riflettori lasciano debiti, danni ecologici e opere prive di reale funzione sociale? […] Un onere che grava in larga parte su Stato e Regioni, smentendo apertamente la retorica dei “Giochi verdi a costo zero”».

A Cortina la pista da bob, costata tra l’altro l’abbattimento di 560 larici, diventati simbolo delle proteste anti-olimpiche, «sembrerebbe fare acqua da tutte le parti». Qui le olimpiadi sono state imposte dall’alto, senza alcun dialogo con la popolazione locale. Atto tanto più grave se pensiamo a come Svizzera e Canada, dopo aver indetto un referendum, abbiano ritirato le proprie candidature ai giochi invernali.

Un impianto sciistico abbandonato
Un impianto sciistico abbandonato

 

Round 3

Questa impossibilità di scegliere ci porta direttamente al terzo round: Le montagne non ricrescono. Qui, un gruppo di persone immagina di cancellare le tracce delle discariche a cielo aperto lasciate, come cicatrici, dagli impianti sciistici abbandonati sui crinali. Un bisogno tanto più urgente se si pensa che per rendere possibili le competizioni sarà necessario produrre circa 2,4 milioni di metri cubi di neve artificiale.

 

PAC-MAN in un frame del documentario
PAC-MAN divora impianti abbandonati in un frame del documentario

 

Il grande gioco mette insieme le varie anime critiche sorte attorno alle olimpiadi. Allo stesso tempo,  ci mostra come immaginare delle alternative dal basso e autogestite sia ancora possibile. Alla fine ci restano delle domande: che città c’immaginiamo? Che sport vogliamo? Che montagna ci resterà?

A queste domande segue il profondo disagio dovuto a due episodi avvenuti dopo l’uscita del documentario.

Da una parte la morte del vigilante Pietro Zantonini, avvenuta la notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026, durante un turno ai cantieri dei giochi invernali, a Cortina, per un «evento cardiaco acuto», anche se resta da chiarire se le condizioni climatiche e lavorative abbiano contribuito all’incidente. Dall’altra parte la presenza in Italia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), la tanto contestata agenzia di controllo dell’immigrazione «che ha messo in atto l’ampia e violenta campagna di espulsioni voluta dal presidente Donald Trump».

Due fatti, questi, che fanno posto a ulteriori domande, la cui risposta può essere solo collettiva.

Corteo anti olimpico in un frame del film
Corteo anti olimpico in un frame del film

 

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