Povere creature: l’inno alla vita e alla libertà di Bella Baxter

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Di Matteo Cantarella

“Credo che questo (film) sia una commedia romantica, nel senso che  Bella si innamora della vita stessa, piuttosto che di una persona. Accetta il bene e il male allo stesso modo […] tutto conta, tutto è importante.” Emma Stone conclude così il suo discorso ai Golden Globes 2024 dopo aver vinto il premio per miglior attrice protagonista in una commedia grazie al ruolo di Bella Baxter. Parole semplici ma che in fin dei conti sintetizzano il personaggio, segno che l’attrice -come testimonia la sua vittoria- il ruolo di Bella davvero l’ha capito e sentito. Povere creature è un film che parla di amore, di quella forma d’amore forse più rara e perfetta: verso se stessi. Lanthimos torna con un film che inserisce piccoli pezzi di puzzle mancanti alla sua filmografia, dal suo primordiale Kynodontas al più recente La favorita.

Bella Baxter (Emma Stone) viene riportata in vita da un illustre e lungimirante chirurgo, il dottor Godwin Baxter (Willem Dafoe), dal quale erediterà appunto un nuovo cognome e una nuova opportunità. Appena rinasce Bella è una vera e propria bambina: deve imparare a camminare, a parlare e a masticare. Non sono però solo le regole biologiche ed istintuali a dover essere di nuovo padroneggiate ma anche quelle sociali. Bella è una donna in età Vittoriana e da lei ci si aspetta bon ton e ubbidienza. Tuttavia qualcosa in lei è diverso, e il peso della società, dei tempi e delle aspettative non sembra avere effetto. Con l’ingenuità e l’innocenza di una bambina Bella intraprende un viaggio -simbolico quanto letterale- che la condurrà alla piena autodeterminazione e conoscenza di se e del mondo. La sete di conoscenza, la curiosità delle prime volte, sono i motori che spingono la “nuova Frankenstein” ad agire; ribellione e determinazione ciò che le permettono di sopravvivere. Il viaggio che intraprende inizia con la fuga da Londra insieme a Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo) che affascinato -come tutti gli uomini- da ciò che non può avere, le promette la libertà. A Bella infatti non era consentito uscire e conoscere il mondo che fino a quel momento esisteva solo dentro la residenza del suo creatore. A differenza della figlia nel già citato Kynodontas che perde la vita nel tentativo di uscire fuori dal buio della caverna di Platone, Bella esplora terre e mondi mai conosciuti. Invasa sempre da una caparbia capacità di analisi e una fragile quanto preziosa empatia, Bella scopre le bellezze e i dolori della vita. Conoscerà l’amore e la gentilezza, il dolore, la rabbia e il tradimento, ma cosa più importante il piacere. Il personaggio di Bella disegna una parabola unica di emancipazione femminile che passa per forza attraverso un’ emancipazione sessuale. Come poche volte prima sullo schermo si esibisce la rappresentazione di una donna alla ricerca e alla comprensione del proprio corpo e della propria sessualità, la cui libertà di vita e di scelta non può essere né contrattata, né tantomeno inibita. Il piacere di cui Bella si nutre non è solo un piacere sessuale, ma si trasforma nel miracolo dello stare al mondo. Bella ha avuto una seconda possibilità che a differenza della prima le ha concesso di realizzare e capire se stessa. Ed è per questo che quando scoprirà la sua vera natura, non potrà che essere in fondo grata al dottore. Perché il viaggio di Bella serve anche a questo, senza di esso non avrebbe mai capito, né mai perdonato il suo creatore per aver preso una decisione che lei sarebbe stata costretta a subire e non a scegliere. Come tutti i grandi viaggi mitici anche quello di Bella è una piccola Odissea, alla fine della quale non può far altro che tornare al punto di partenza, alla sua Itaca, ma con una nuova ed evoluta coscienza. Al suo ritorno le viene rivelata la sua origine e per la prima volta si riscopre davvero figlia. Godwin è di fatto il suo creatore, un piccolo dio che le ha donato nuova vita, ma lei stessa è madre delle sue scelte e della sua libertà, se la vita è sua sarà lei a decidere cosa farsene.

 In questo senso è un po’ all’opposto del percorso di Abigail Masham (Emma Stone) nel precedente La Favorita. Abigail desidera il potere e lo status quo, e per ottenerlo è disposta a tradire la sua libertà; Bella invece percorre una scalata sociale che vede nella conoscenza lo strumento della sua realizzazione, e nella libertà il potere. Il film riconosce molto bene il sistema che impedisce alle donne -ma in generale a tutti i Frenkestein, i reietti, gli ultimi, i diversi- di emanciparsi e mette alla gogna un certo tipo di mascolinità tossica –o fragile a voi la scelta-, facendola soccombere.

Willem Dafoe ed Emma Stone sul set di Povere creature

Ora bisogna dedicare alcune righe alla messa in scena. Quanto detto non si legge, non viene spiegato, ma ci viene mostrato. Il viaggio di Bella si riflette sulla fotografia (prima in bianco e nero per simboleggiare l’infanzia, poi di mille colori a seconda dello stadio di Bella), sui vestiti che simboleggiano la crescita verso la consapevolezza, sulle scenografie che riscrivono un età vittoriana un po’ futuristica rivisitando anche un’estetica tipica dell’impressionismo tedesco. La regia è titanica e non lascia niente al caso. Lo spropositato uso del grandangolo ci trascina dentro la storia e i personaggi, e restituisce una realtà -quella di Bella- distorta e fantastica. La colonna sonora riecheggia disturbante e fa vibrare ogni corda del nostro corpo. E poi Emma Stone, lasciate che io perda un po’ di formalità per elogiare una delle migliori performance mai viste e una delle artiste più fighe che ci sono. Promuovo l’idea di una grande rivolta nell’ipotesi non si aggiudichi l’Oscar.

Povere creature non esiste senza Bella, e Bella non esiste senza le povere creature che le hanno insegnato a stare al mondo. Come Frankenstein, Bella in fondo è un po’ un mostro. Non avrebbe dovuto essere lì, non dovrebbe esistere, ma come tutti i mostri celano e custodiscono grandi responsabilità. Bella fa paura, ma solo a chi deve avere paura di lei

Nelle sale dal 25 gennaio Povere Creature ha vinto Venezia 2023, ha incassato due Golden Globes e ricevuto 11 nomination agli Oscar.

Tags: Emma Stone, Golden Globes, Oscar, Povere creature, Tokofilmfest, Yorgos Lanthimos

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