Il testamento di Hayao Miyazaki

folder_openSenza categoria
il ragazzo e l'airone

di Matteo Cantarella

È il 2013 e nelle sale esce quello che allora si credeva essere l’ultimo film del maestro Hayao Miyazaki: Si alza il vento. Dieci anni dopo il regista ritorna con la storica collaborazione dello Studio Ghibli regalandoci un film che non solo sintetizza tutta la sua opera e poetica vestendo il compito di un vero e proprio testamento, ma rappresenta anche un passaggio di testimone e quindi un nuovo inizio.

Il ragazzo e l’airone è un film che parla di crescita. Crescere significa imbarcarsi in un viaggio attraverso terre inesplorate, maturare l’idea di quanto sia difficile ma necessario arrendersi al corso della natura, che seppur crudele delle volte, rimane fonte inesauribile di insegnamenti. Nel film più autobiografico del regista, è il giovane Mahito a doversi confrontare con questa crescita che attraversa l’accettazione e l’elaborazione di un lutto. La madre di Mahito muore in un incendio, evento che pianta nel ragazzo il seme del senso di colpa per non averla salvata. Mahito cambia vita e si trasferisce con il padre e la nuova moglie in un altro paese, in campagna. La prima parte del film si concentra sulla contemplazione della natura e introduce fin da subito i temi folkloristici tipici di tutti i film del maestro. Il protagonista è ancora una volta un bambino, capace ancora di credere e di sognare, di avventurarsi, di porsi domande con coraggio e disinvoltura. La scelta di rendere l’infanzia protagonista nasce dalla convinzione che è proprio in quell’età e nelle nuove generazioni che bisogna investire tutte le risorse che abbiamo, in chi riesce a guardare il mondo con gli occhi del cuore. Nella magistrale sequenza iniziale infatti, Mahito è l’unico volto riconoscibile tra le decine di quelli adulti che vediamo. Lui, incerto quanto coraggioso, incarna il futuro.

Il passaggio decisivo avviene nella seconda parte del film, nell’attraversamento della soglia, dove Mahito, spinto dall’ Airone, entra in un nuovo mondo alla ricerca della madre. Il mondo fantastico è l’elemento narrativo fondamentale della cinematografia di Miyazaki che gli permette di esibire la sua immensa creatività e creare innumerevoli piani di lettura. Il mondo in cui si avventura il giovane protagonista è un mondo in sospeso tra la vita e la morte, un mondo in cui tempo e spazio sembrano poter convergere creando un ambiente sospeso, mutabile e immutabile allo stesso tempo. Il ritmo del film sembra assecondare questa visione in quanto procede lentamente, senza pretese di creare pathos ma solo meraviglia. Si parla di un mondo anche spaventoso e rivestito da innumerevoli simbolismi e citazionismi. La narrazione infatti a volte risulta estremamente criptica, più del solito, ma in questo modo permette allo spettatore di riflettere le proprie interpretazioni più intime creando un legame più individuale e quindi più solido.

Ritorna anche il tema della guerra che miete vittime innocenti. La sua distruttività che ci riporta ad un reale dal quale non si può scappare se non attraverso l’onirico. Il viaggio di Mahito infatti altro non è che una fuga dal reale verso il surreale apparendo proprio come un immenso sogno decisamente difficile da dover psicanalizzare. Le creature che abitano il nuovo mondo vivono di dualismi e contraddizioni. Si dividono tra l’animale e l’umano, il nuovo e il vecchio, futuro e passato fino a sintetizzarsi nell’eterna dicotomia vita/morte. La morte in questo film è una presenza dolorosa ma non malvagia. Viene rappresentata come un naturale stato delle cose dalla quale in verità può nascere nuova vita.

Le animazioni raggiungono picchi mai visti fino ad ora. Disegni fluidi, potenti, linee sinuose aiutano a creare l’dea di un mondo in continua evoluzione e che, sostenute da una magistrale regia, ci riportano anche alla potenza delle immagini e ad un estetismo ellenico. Alla luce di quanto detto, il testamento di Miyazaki non risulta essere un insegnamento impartito dall’alto, una verità assoluta. La sua eredità è la sua storia, che invece di portarci ad una vera e propria destinazione ci conduce su uno strapiombo, lasciandoci liberi di volare, rivolgendoci una domanda: -che è poi il titolo dell’opera dalla quale il film si ispira- E voi come vivrete?

Il film è nelle sale dall’ 1 gennaio e ha portato a casa il Golden Globe per il migliore film di animazione

Tags: Golden Globes, hayao myazaki, il ragazzo e l airone, studio ghibli, toko film fest

Related Posts

keyboard_arrow_up