L’inconfondibile stile narrativo di Wes Anderson

folder_openSu Netflix

di Anna Pitta

Non hai ancora visto gli ultimi cortometraggi di Wes Anderson. Cercali su Netflix

 

Sguardo in camera, discorso diretto, mi rivolgo a te, si, a te che stai guardando questo schermo. So che sei lì per ascoltare una storia, la mia storia. 

Da fine settembre su Netflix sono disponibili gli ultimi lavori del regista statunitense Wes Anderson

Creati in esclusiva per la società Netflix, i quattro ultimi cortometraggi dal titolo:
The Wonderful Story of Henry Sugar,
The Swan,
The Rat catcher,
Poison, traggono ispirazione dalla narrativa di Roald Dahl, di cui Netflix ha acquisito i diritti. 

Il regista statunitense, che aveva precedentemente portato sullo schermo “Fantastic Mr. Fox” dell’autore, si è ora cimentato nella realizzazione di questo progetto. 

Il linguaggio cinematografico di Wes Anderson, così personale e facilmente riconoscibile, lo distacca dagli schemi narrativi “soliti”.

Per chi non ha mai avuto il piacere di conoscere i suoi film, iniziare con questa quadrilogia può essere il giusto punto di inizio.

I 4 racconti, accomunati dalla penna di Roald Dahl non subiscono modifiche nella trama, Wes Anderson si mantiene fedele alle storie, il vero tratto distintivo è nello stile di regia che ci restituisce quattro racconti con un’atmosfera surreale unica. 

La forma narrativa andersoniana

La rottura della quarta parete è il primo segno evidente della narrativa di Anderson e si concretizza nella presa di coscienza da parte dei narratori di rivolgersi ad un pubblico che intenzionalmente sta guardando la storia, accentuando ulteriormente l’illusione della finzione narrativa.

Ma cosa accade mentre le immagini si susseguono e continui a scivolare nella narrazione?

Da spettatore sei portato ad assumere un atteggiamento critico, sei chiamato a farlo. Diventi fruitore attivo, a cui i fatti vengono spiegati secondo il principio del racconta storie. Imbonitore e scene che si susseguono con tanto di scenografia, meravigliosa, teatrale, piena di raffigurazioni. E mentre “normalizzi” la rottura tra “il mondo della finzione e te”, ti accorgi (o forse no), di aver empatizzato fortemente con i narratori del corto, superando l’iniziale imposizione del fruitore consapevole del contenuto fittizio che sta guardando. 

Ora sei parte del mondo surreale e bizzarro delle storie di Wes Anderson.

Dietro a questo meccanismo di “straniamento dell’alienazione” in cui vieni travolto da stupore e confusione, sensazioni necessarie al fine di una riflessione critica, c’è una forma precisa e riconoscibile di racconto, dei tratti caratterizzanti del linguaggio filmico di Anderson che si ripetono in ogni opera del regista.

segni particolari della regia Andersoniana

Che siano questi o altri i film di Wes Anderson che guarderai, alcuni elementi – meglio dire tratti caratteristici – li ritroverai sempre.
Sia ben chiaro, mai banali e mai senza una logica.

Iniziamo parlando della sceneggiatura.

La sceneggiatura di W.A. ricostruisce un’atmosfera fiabesca: il narratore onnisciente rivolge direttamente i suoi discorsi a te che ascolti la storia.
L’ironia, il surrealismo e l’eccentricità caratterizzano la scrittura di Anderson, dando voce a sognatori, depressi e pieni di vita.
I movimenti, le narrazioni, le azioni e i dialoghi sono altamente descrittivi e meticolosi, a tratti quasi petulanti. Questa attenzione ai dettagli contribuisce a creare un mondo immaginario che è allo stesso tempo affascinante e inquietante.
Il ritmo scandito, come se nei cortometraggi un metronomo segnasse il tempo della storia, ti immerge nell’eccesso, intrappolandoti in storie profondamente personali, ricche di dettagli e supportate da un coro di narratori che ti (trat)tiene concentrato sullo schermo.

Guarda la clip, e prova a dire che non è vero.

Poison – Veleno

Nel contesto della fotografia, la composizione è ricca di elementi perfettamente distribuiti nello spazio. Le diverse gradazioni di luce enfatizzano la storia e i dialoghi restituiscono atmosfere che rimandano anch’esse ad un mondo fiabesco ed etereo. Anche in questo caso si parla di armonia visiva dai i toni luminosi del rosa, dell’azzurro e del giallo paglierino che evocano un tempo passato, suscitando la nostalgia di qualcosa che non c’è più.

The Rat catcherIl Derattizzatore

Per quanto riguarda la scenografia, con W.A. viene fatto riferimento a un nuovo stile, conosciuto per l’appunto come stile andersoniano.

La ricerca del perfetto ordine ed equilibrio: sì agli eccessi, sempre pensati e perfettamente incastonati. Chi guarda l’opera percepisce, ancora una volta, che è davanti a una finzione, il tutto evidenziato dall’utilizzo di colori pastello e dalla predilezione di un gusto retrò.

Anderson gioca con lo spazio davanti alla macchina da presa, i personaggi nei suoi film si muovono nell’ inquadratura mentre, dietro di loro dei pannelli perfettamente incastrati scivolano, dando vita a nuovi scenari.

Un esempio tratto da La meravigliosa storia di Henry Sugar

The Wonderful Story of Henry Sugar – La meravigliosa storia di Henry Sugar

È una sovrabbondanza di elementi, un tratto distintivo che si evolve in stilema, riconoscibile in questi come nell’intera filmografia di Anderson

Questo particolare stile registico, così abilmente confezionato da Anderson, trasforma lo stupore e il senso di confusione provato in un primo momento, in un viaggio senza bisogno di interpretazioni complesse. 

Ciò che rende affascinanti questi cortometraggi è l’esperienza cinematografica stessa che regalano allo spettatore. 

Dopo aver schiacciato il tasto play, abbandonati alla visione, senza troppi interrogativi. Ti vedo già con un sopracciglio aggrottato. 

Segui il flusso delle storie, immergiti nelle immagini, ascolta i narratori e senza accorgertene farai un viaggio cinematografico.
E quindi, com’è buona consuetudine fare, non mi resta che augurarti: buon viaggio!

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Tags: Asteroid City, cinema, Cortometraggi, Mostra fondazione Prada, Netflix, Wes Anderson

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